Dicembre 9, 2021

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Draghi scopre che i mercati obbligazionari possono ancora mordere con Investing.com

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Di Jeffrey Smith

Investing.com – Sembra che il mercato obbligazionario possa ancora mordere. Potrebbe persino mordere la mano che lo ha nutrito generosamente per otto anni.

Ma quello che è successo nelle nazioni sovrane europee la scorsa settimana era solo una riflessologia, nata dal vecchio istinto, o era un’indicazione inquietante delle cose a venire?

E altrettanto importante, il mercato era solo una mossa amichevole del suo vecchio amico, il primo ministro italiano ed ex capo della Banca centrale europea Mario Draghi, o lo stava avvertendo che c’erano limiti a quanto poteva concedersi?

Le obbligazioni italiane e greche hanno visto il peggior sell-off di un giorno in più di un anno giovedì, con il più piccolo dei pretesti. Il presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha posto una domanda di routine sul futuro andamento dei tassi di interesse della BCE e molti ascoltatori hanno ritenuto che non si fosse arresa abbastanza fortemente contro il suggerimento che potrebbero dover aumentare un giorno.

Il mercato ha risposto con una massiccia vendita del debito italiano, che ha spinto i rendimenti verso l’alto di 25 punti base a un massimo di 15 mesi. Il famigerato” – il premio sui titoli tedeschi che è un barometro dei rischi di disintegrazione dell’eurozona – è salito a 135 punti base, il livello più alto in più di un anno.

È arrivato dopo mesi di calma senza precedenti, in cui è andato alla deriva tra il 97 e il 109, mentre gli acquirenti di obbligazioni della Banca centrale europea hanno schiacciato ogni accenno alla pandemia causando una crisi sistemica.

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Allora perché la vendita massiccia ora? Il crollo comunicativo di Lagarde fu – tutt’al più – un peccato di omissione. Non è stato niente in confronto al famoso errore durante la sua prima conferenza stampa quando ha detto che “la BCE non è lì per chiudere lo spread”, un commento che è andato contro otto anni di politica della BCE sotto Draghi e ha scatenato l’ultima grave svendita a metà -fermarsi.

L’Unione europea ha già approvato il piano di riforma e ricostruzione post-pandemia dell’Italia (leggi: Draghi), che ha stanziato oltre 200 miliardi di euro (232 miliardi di dollari) in fondi UE per Roma. Questo è un lusso che nessun presidente del Consiglio italiano ha mai goduto. Questo nonostante, oltre il 5% del PIL, il deficit di bilancio del prossimo anno sia chiaramente insostenibile nel medio termine. Fortunatamente per l’Italia, il rischio che la Commissione Europea reimponga limiti rigorosi all’indebitamento pubblico è minimo finché il suo connazionale Paolo Gentiloni detiene il principale portafoglio degli affari economici e monetari. Anche la prospettiva di un governo fiscalmente meno aggressivo a Berlino è opportuna, in questo senso. Finché Draghi dirigerà lo spettacolo a Roma, il credito italiano sarà sempre buono a Bruxelles ea Francoforte, a quanto pare.

Ma quanto tempo ci vorrà? Man mano che l’emergenza pandemica svanisce (la ripresa economica italiana quest’anno non è stata meno robusta di quella francese o tedesca, in netto contrasto con quella di 12 anni fa), la disciplina dei partiti politici in guerra in Italia inevitabilmente svanirà. Già leader di partito come Matteo Salvini stanno lottando per un ritorno a una politica più competitiva, cercando di spingere Draghi in disparte.

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Inoltre, l’autorità di Draghi sembra già calare un po’, anche se da un punto di vista inaspettato. Il fallimento delle trattative del mese scorso per la vendita della banca in difficoltà Monte dei Paschi di Siena a Unicredit (MI 🙂 è stata una sconfitta rara ma significativa. Le proteste contro il suo mandato di immunizzazione – il primo al mondo a coprire i lavoratori del settore pubblico e privato – sono state ampie e indisciplinate, del tipo che potrebbe infliggere gravi danni ai leader senza un mandato democratico diretto.

Sembra che una soluzione stia già prendendo forma: a gennaio scade il mandato di presidente di Sergio Mattarella. Finora Draghi ha respinto i suggerimenti che si sarebbe concesso di candidarsi per succedere a Mattarella, dicendo che vuole rimanere fino alle elezioni parlamentari del 2023. Tuttavia, è una carica che si adatta alla sua statura in Italia, una carica che gli consente ancora di esercitare meno influenza diretta, ma – a causa delle ripetute crisi del governo italiano – ancora un’influenza importante.

Finché Draghi è coinvolto in qualche modo, i rischi per le obbligazioni italiane – e per gli asset italiani in generale – da qui sembrano contenuti. La lezione degli ultimi 10 anni è che nessun governo italiano può vivere senza il sostegno della Banca centrale europea e che Draghi è in una posizione unica per preservare i rapporti tra i due. Ma qualunque sia la classifica finale a Roma, le vendite allo scoperto della scorsa settimana ricordano che una soluzione deve essere trovata prima piuttosto che dopo. Il mercato obbligazionario ha già detto all’Australia che le banche centrali non possono sfidarlo per sempre e potrebbe anche spingere la Banca d’Inghilterra a inasprire la politica monetaria entro la fine della settimana. Sembra che i giorni della volatilità zero siano finiti. La necessità di una mano calma come quella di Draghi sarà più grande che mai.

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