Giugno 25, 2024

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La Missione Archeologica Italiana in Pakistan – Appendici

La Missione Archeologica Italiana in Pakistan – Appendici

Testo: La missione è attiva dal 1955 ed è tra le più longeve missioni archeologiche in Asia. Fin dalla sua fondazione, la Missione ha concentrato il suo lavoro principalmente nella Swat Valley, nell’antica Gandhara. Parlare di Gandhara in relazione alla storia della spedizione significa parlare anzitutto di Giuseppe Tucci che, con felice assioma, avviò spedizioni archeologiche nella valle dello Swat, allora regno indipendente governato dall’illuminata famiglia Miangol. Nel 1969 lo Stato di Swat è stato incorporato nel Pakistan.

Oggi la spedizione è un’attività coordinata tra l’ISMEO e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Le fonti di finanziamento provengono principalmente da queste due istituzioni oltre che dal Ministero dell’Università e dal Ministero degli Affari Esteri italiano. La missione opera in collaborazione con la Direzione delle Antichità e dei Musei (DoAM), Governo del Khyber Pakhtunkhwa, nell’ambito di un accordo quadro con le Autorità Federali del Pakistan.

La Missione italiana è nota a livello internazionale per il suo ruolo nello studio dell’arte e dell’archeologia gandhariana, dell’archeologia insediativa e funeraria dalla protostoria al periodo islamico e premoderno, dell’arte rupestre e degli studi archivistici. Sviluppi recenti nel lavoro della missione sono la paleoclimatologia (un progetto in corso finanziato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia) e la genomica e la bioarcheologia in collaborazione con la Harvard Medical School e il Max Planck Institute. Lo Swat, con i suoi dati raccolti dalla spedizione, è tra le regioni del mondo antico meglio studiate in termini di DNA. Un articolo degno di nota su questo argomento è stato pubblicato su Science nel settembre 2019.

Dal 2011 al 2016 la Missione ha realizzato anche il Progetto ACT Field School a Swat, un progetto finanziato da un accordo di conversione del debito tra Pakistan e Italia che prevedeva anche la ricostruzione del Museo di Swat, danneggiato da un attentato nel 2008 e riaperto nel 2013, il restauro dei petroglifi L’enorme Buddha di Jahanabad, danneggiato durante la ribellione.

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Il principale sito di scavo della spedizione a Parikot, la città di Bazira di Alessandro Magno, ha recentemente assistito a un intervento significativo da parte del governo provinciale pakistano, che ha acquisito l’area come sito del patrimonio protetto per i posteri. Gli scavi in ​​corso nell’antica città hanno portato alla luce testimonianze dell’antica città fortificata dell’epoca di Alessandro (fine del IV secolo a.C.) e delle mura di fortificazione indo-greche (metà del II secolo a.C.). La recente scoperta di un tempio discendente dal periodo Maurya (metà del III secolo a.C.) conferma la presenza di un buddismo attivo già nel più antico contesto urbano del Gandhara. Il Journal of Archaeology (febbraio 2023) ha elencato questa scoperta come una delle “10 migliori scoperte del 2022”. Mentre in città proseguono gli scavi, la missione è attiva nel restauro della colossale Acropoli le cui mura risalgono in varie fasi dal III al X secolo dC (vedi foto) (progetto ISMEO-ALIPH-DoAM).

Due dei direttori di missione (il primo e attuale, il compianto dott. Domenico Vacchina e il professor Luca M. Oliveri), e l’allora capo dell’ISMEO, il professor Gherardo Gnoli, sono stati insigniti del Premio Sitara-Imtiaz (Stella di Eccellenza) della Presidenza del Pakistan . Il professor Tucci è stato insignito della più alta onorificenza civile del Pakistan, la “Hilal-e-Imtiaz” (Crescent of Excellence).

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