Settembre 27, 2021

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È il 2021 e il calcio italiano è ancora razzista

Marco Bertorello/AFP via Getty

È il 2021 e le organizzazioni pubblicano ancora volentieri immagini razziste con gli occhi a mandorla su Internet. Questa volta tocca alla squadra femminile della Juventus Football Club.

Il club torinese, che comprende la squadra maschile del famoso attaccante portoghese Cristiano Ronaldo, ha ricevuto una rapida condanna dopo aver pubblicato un tweet che mostrava una foto della giocatrice Cecilia Salvai che indossava un cono sulla testa come un cappello e tirava un angolo. I suoi occhi sono un gesto sarcastico spesso usato contro gli asiatici. Il commento mostrava allo stesso modo tre emoji che facevano eco al gesto offensivo senza alcun contesto. Il famigerato tweet è scomparso in meno di un’ora.

Con una tempesta in arrivo sui social media, l’account delle Juventus Women ha offerto una breve “scusa” affermando che il tweet razzista “non aveva lo scopo di suscitare polemiche o avere sfumature razziste” – una scusa sorprendente dato che non può esserci alcun “significato” che ho trovato in qualcosa di esteriormente francamente razzista. È letteralmente un gesto offensivo universale. (Juventus e FIGC non hanno risposto quando sono state contattate per un commento, ma il club afferma di prendere “piena responsabilità” per “errore imperdonabile” in una dichiarazione online.)

Non è la prima volta che quest’anno il gesto suscita indignazione in Italia. Ad aprile, due conduttori del telegiornale satirico italiano “Striscia la Notizia” sono stati criptati online dopo aver beffato accenti asiatici e “occhi a mandorla” in uno sketch su Radiotelevisione Italiana (RAI), l’emittente pubblica nazionale con sede a Pechino.



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Gabriel Malenti/Getty Images

Ma nel mondo del calcio l’Italia si distingue per la sua ignoranza razziale. Il paese che promuove amorevolmente la sua massa terrestre a forma di stivale come simbolo del suo amore per il gioco, più e più volte, non è riuscito ad affrontare adeguatamente la sua reputazione nel calcio per qualcosa che altre leghe hanno sempre più condannato: il razzismo.

Il calcio italiano ha sempre mostrato una propensione per le cose totalmente infruttuose quando si tratta di comportamenti razzisti da parte di giocatori e tifosi. È davvero un peccato, soprattutto quando la nazionale di 23 uomini, tutta bianca, nota ai suoi connazionali come gli Azzurri, ha appena vinto UEFA Euro 2020. Questa vittoria è arrivata dopo uno sbalorditivo calci di rigore contro l’Inghilterra, in cui la storia trasformato Alla fine, a causa degli orribili insulti razzisti lanciati a tre giocatori di colore inglesi, i rigori non sono arrivati ​​a rete.

Fino ad allora, gli italiani hanno suscitato polemiche decidendo di fare squadra per non inginocchiarsi contro il razzismo. La Federcalcio ha affermato che i giocatori lo farebbero nelle partite in cui l’avversario si è inginocchiato “in solidarietà con gli avversari” ma “non per il bene della campagna stessa, a cui non partecipiamo”. Sebbene fosse comune tra le squadre nazionali di calcio europee non inginocchiarsi, sembrava un’occasione mancata per un paese alle prese con l’incapacità di combattere il razzismo in questo sport.

Basta dare un’occhiata alla sua disastrosa campagna antirazzista nel 2019 in cui la Serie A ha commissionato una serie di fotografie da installare nel loro edificio di Milano all’artista italiano Simone Fogazzotto. Le opere d’arte hanno tentato di sovvertire l’atto umiliante di chiamare i neri “scimmie” dicendo, in effetti, “ognuno è una scimmia” – le parole di Fugatsuto – e poi mostrando caratteristiche razzialmente umane su di loro, risultando in “gli occhi azzurri e gli occhi bianchi Scimmia occidentale, la scimmia asiatica dagli occhi azzurri” L’amigdala e la scimmia nera posizionate nel mezzo.” Sì, lo hanno fatto davvero. Ora applaudite, scimmie!

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A differenza di altri paesi europei che hanno abbracciato i loro diversi talenti locali (vedi l’inglese Bukayo Saka, il francese Kylian Mbappe, il tedesco Serge Gnabry o il belga Jeremy Duques), c’è una completa mancanza di giocatori di colore nella nazionale italiana. C’è però una tacita tolleranza verso i giocatori bianchi che hanno dimostrato un tacito comportamento filofascista, dall’ammiratore di Mussolini Paolo Di Canio al celebre portiere Gianluigi Buffon che ha richiesto la maglia ’88’ (noto simbolo del neonazismo), anche se ha negato di conoscere l’affiliazione. Ma per quelli considerati di origine afro-italiana che sono arrivati ​​ai vertici del calcio nazionale italiano, affrontare disgustosi abusi razziali fa parte del lavoro.

Quando è stato accolto dall’attaccante italiano, il 19enne Moise Kean, che ha giocato per “sorpresa!” Juventus, cori scimmieschi dei tifosi del Cagliari dopo che è stato segnato un gol e i tifosi scherniti, il compagno di squadra Leonardo Bonucci ha detto che era ugualmente da biasimare… per il razzismo a cui è stato sottoposto. Anche il famoso attaccante italiano Mario Balotelli ha descritto il razzismo “estremo” mentre giocava al suo apice in Italia. In un ritorno apparentemente riluttante del 2019 in un club italiano, ha detto: “Spero con tutto il cuore che non si ripetano le cose che sono successe l’ultima volta che sono stato qui… Spero che l’Italia abbia fatto qualche passo avanti”. , dopo Pochi mesi dopo, ha minacciato di uscire dal campo ed è stato ammonito nella stessa partita per aver calciato la palla in mezzo alla folla dopo aver sopportato i canti delle scimmie durante il suo tempo di gioco.

I tifosi sono quelli che sono assolutamente implacabili di fronte al loro comportamento odioso, arrivando al punto di schierarsi con i tifosi avversari contro i loro giocatori in difesa del razzismo. Forse l’esempio più eclatante è arrivato nella lettera dei fan del 2019 all’MVP della Serie A 2021 e alla star dell’Inter Romelu Lukaku, un giocatore di colore belga, che ha cercato di convincerlo che i cori razzisti contro le scimmie nere in Italia non erano in realtà anti-neri. . o elementare. I tifosi dell’Inter si sono scusati con Lukaku per aver solo immaginato il razzismo che ha subito, scrivendo: “Bisogna capire che l’Italia non è come tanti altri paesi del nord Europa dove il razzismo è un vero problema… Capiamo che poteva sembrare razzista tu ma non è così”.

La situazione peggiora. “Abbiamo sempre usato questo ‘metodo’ con giocatori di altre squadre in passato, e forse lo faremo in futuro. Non siamo razzisti e quindi non tifosi del Cagliari”, hanno aggiunto i tifosi.

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Quindi, per favore, dicci cosa dovrebbe essere il razzismo “reale”? Le non scuse dei tifosi dell’Inter allora, e della Juventus ora, mettono in luce il paradosso che il comportamento razzista viene utilizzato per disumanizzare i giocatori della squadra avversaria (a causa del dolore inerente al gesto) ma in qualche modo non è razzista o razzista. offensivo. Questo comportamento si estende oltre le masse fino ai più alti livelli dello sport. Il commentatore Luciano Passirani, in apparente elogio di Lukaku, ha detto che il calciatore dovrebbe essere distratto da “10 banane”, mentre l’ex presidente della FIGC Carlo Tavecchio una volta ha emesso un divieto per un commento che ha violato il destino dei calciatori stranieri del piede che “hanno mangiato banane prima, “essere ritenuto non idoneo a giocare in Italia.

Impossibile sottolineare quanto sia facile non postare insulti razzisti o un gesto insolitamente razzista. È frustrante ed è fin troppo facile non paragonare gli umani alle scimmie o fare riferimento alle banane. Quindi abbiamo evitato lettere di spiegazione, scuse senza senso e la mancanza di conseguenze offensive. È tempo di vedere la lotta contro il razzismo abbinare la lotta sul campo.

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