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Perché fare volontariato ambientale

Ogni anno, i resoconti pubblicati sullo stato della salute del nostro pianeta sono sempre più allarmanti. Temi come la diminuzione della biodiversità, la scomparsa di specie di vegetali e animali, la riduzione dello strato di ozono, la deforestazione, l’aumento della temperatura e della concentrazione di anidride carbonica, sono all’ordine del giorno e così non dovrebbe essere. La comunità scientifica ha messo in luce quanto la Terra, con il passare del tempo, sia sempre più in deficit di risorse e di quanto le profonde trasformazioni causate dalle attività umane, abbiano portato ad un’attuale situazione di emergenza mai registrata prima.

Il volontariato ambientale per salvare il nostro pianeta

Cosa fare allora per arginare il problema e provare a salvare il nostro ambiente? Decisiva è, senza dubbio, l’azione del singolo individuo nel proprio quotidiano, mettendo in atto una filosofia di vita ecosostenibile. Il volontariato ambientale diventa uno strumento in grado, attraverso la sensibilizzazione, di orientare verso una scelta consapevole nella salvaguardia delle specie animali e vegetali e soprattutto aiuta a correggere la nostra visione del mondo.

Ma perché fare volontariato ambientale? Partiamo dal presupposto che l’uomo è inserito nella natura e da essa ne trae sostentamento. La natura, però, merita tutela indipendentemente dal soddisfacimento umano. Se la natura si ammala, ci ammaliamo anche noi. Il volontariato ambientale ha come obiettivo la difesa del nostro patrimonio naturale ed è in grado di coniugare passioni come il viaggio con l’amore per tutte le specie viventi, appartenenti sia alla flora che alla fauna.

Esistono varie tipologie di volontariato ambientale a seconda del tipo di esperienza che si intende fare e del tempo che si ha a disposizione: da poche settimane a soggiorni di un anno, dalla pulizia e monitoraggio delle spiagge alla salvaguardia delle tartarughe marine nelle riserve naturali, ognuno ha la possibilità di diventare un volontario attivo nella difesa dell’ambiente. Partecipare a queste iniziative ha dei benefici non soltanto a livello materiale, ovvero vivere in un mondo più pulito, ma anche morali ed etiche: vale a dire dare un futuro al nostro pianeta e alle generazioni che si susseguiranno.

Volontariato ambientale: Storia e arrivo in Italia

E’ a partire dall’Ottocento che si gettano le basi per la nascita dell’etica ambientalista. Quando Charles Darwin ne L’origine della specie dichiara che l’uomo non è l’unica creatura a godere di privilegi in natura, l’attenzione si sposta sull’ambiente non più in quanto luogo abitato dalle persone ma come dimensione autonoma e da tutelare a prescindere da questi ultimi. Fra i primi a suggerire che è responsabilità del singolo proteggere la natura in cui siamo immersi, vi è il filosofo Henry David Thoreau. In Vita nei boschi (1854) egli osserva il momento in cui i primi effetti dell’industrializzazione cominciavano a modificare il rapporto uomo – ambiente: la ricerca del progresso e del benessere porta con sé la distruzione crescente della natura ed è compito dell’uomo, ora, riavvicinarsi ad essa assumendo dei comportamenti volti a modificare i propri stili di vita in favore della salvezza dell’ecosistema.

In Italia, il volontariato ambientale ha origine negli anni ’60 del Novecento e da allora vede impegnati giovani e meno giovani nella salvaguardia dei nostri territori e di quelli al di là dei nostri confini geografici. Il movimento ambientalista ci ha reso consapevoli dei danni che abbiamo causato agli animali e al loro habitat: scegliere di diventare un volontario ambientale è un atto d’amore e di altruismo nei confronti del mondo che abitiamo.

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